Mi capita di leggere che questo sarebbe un paese infelice:
Si potrebbe affermare che in fondo si tratta solo di un punto di vista, ma non mi è nuovo questo punto di vista. Sono una di quelle persone che ha l'abitudine di chiedersi il perchè delle cose perciò ho avuto modo di rifletterci a lungo e sono giunto a una considerazione che purtroppo mi pare individui una base oggettiva.
L'autore del post sopra riportato alla fine si pone una domanda: che paese è questo?
Un paese nel quale hanno insegnato che credere sia più giusto che pensare. Se la fede è qualcosa di giusto allora il dubbio è qualcosa di sbagliato. Necessariamente ognuno crede di avere ragione e non cede per nessuna ragione, letteralmente per nessuna ragione, solo per necessità. Così la commessa, così la segretaria dell'azienda dei parcheggi, così l'agente di questura. Così questo paese è abitato da persone infelici perchè, indipendentemente a qualsiasi livello della società si trovino, sono continuamente costrette a resistere su posizioni impossibili da sostenere continuamente umiliate a dover scendere a compromessi di necessità.
Non mi stupisce che questo sia un paese di persone infelici perchè se dicono che il dono della fede possa salvare dall'eterna dannazione allora la fede nella fede può benissimo essere lo strumento dell'eterna dannazione. Figuriamoci se non è in grado di fornire un'ampia gamma di infelicità terrene. Coloro che dicono che non avrebbero potuto affrontare periodi bui della loro vita senza l'appoggio della fede, perciò si sentono in dovere di trasmettere la loro stessa convinzione alle future generazioni, non si rendono conto che "gli altri" hanno attraversato anch'essi altrettanti periodi bui con la luce della ragione e il conforto di tutti i momenti felici precedentemente accumulati senza inutili sensi di colpa. Essi quando sono infelici si aggrappano alla fede per sostenersi, più si aggrappano alla fede più sono infelici. Se non fosse così come avrebbe potuto resistere alla prova del tempo una cosa che rende così inutilmente infelici? Io non conosco il segreto della felicità ma un ragionevole dubbio, sebbene il dubbio necessiti di una qualche gestione non banale, mi crea meno problemi di una qualsiasi fede. Perciò il dubbio è uno strumento certamente più funzionale della presunzione della fede.
A coloro che sostengono che il mio pensiero metta in discussione l'esistenza di Dio chiedo: "quanto dev'essere piccolo questo supposto dio la cui esistenza è messa in dubbio dal mio umano pensiero?". La fede nella fede è roba per chi non ha fede nella capacità di Dio di manifestarsi anche nel dubbio. Manifestarsi con la cortesia di chi essendo infinito non ha nessuna necessità di imporsi.
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